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Filippo De Cecco
Di Gennaro De Stefano, pubblicato su Visto 2003 N° 1 vai alla pagina iniziale
LA DINASTIA DELLA CELEBRE PASTA SCONVOLTA DA UNA TERRIBILE DISGRAZIA
Un colpo misterioso
uccide l’erede De Cecco
Filippo aveva 18 anni: lo ha ucciso uno sparo della sua pistola. Incidente o suicidio?
di GENNARO DE STEFANO
Fara San Martino (Chieti), marzo.
Q ui ancora ricordano quando l’ex presidente della Repub- blica, Oscar Luigi Scalfaro, affermò che, da sempre, la sua pa- sta preferita era la De Cecco. Altri fanno notare che, da decenni, il pacco con la contadinella abruzze- se ritratta sulla confezione è cono- sciuto a Singapore come a New York, a Berlino come a Tokyo. Sim- bolo di una qualità eccelsa, ottenu- ta miscelando la semola con l’ac- qua della Majella. Tanto è famosa
PREPARAVA IL SUO FUTURO DA MAGNATE
Qui sopra, Filippo De Ceeco: aveva 18 anni e sua madre lo ha trovato in fin di vita, nella camera da letto, con la pistola accanto ancora fu- mante. A destra, la casa De Cecco a Pescara. In alto, i funerali, con i genitori del ragazzo in prima fila.
la De Cecco da non aver neppure bisogno di sostegno pubblicitario e la leggenda narra che fu il «passaparola» tra gli emigranti, abruzzesi in Am- erica e nell’Italia settentrionale a far conoscere il marchio. In tempi recen- ti, quasi trascinati per forza, i De Cecco ingaggiarono Sabrina Ferilli per uno spot seducente, poi si tornò alla contadina che reggeva i covoni di grano, poi più nulla. Tanto il bucatino e lo spaghetto si vendono da soli. Tut-
ti conoscono la dinastia dei Barilla e dei Buitoni, ma chi siano Saturnino o Giangi, Peppe Aristide o Filippo Antonio, Bepi o Giustino, lo sanno davvero in pochi.
IL MARCHIO DELLA CONTADINA CONQUISTÒ IL MONDO
Fara San Martino (Chieti). A sinistra, il marchio storico della pasta De Cecco, con la contadinella che regge i covoni di grano. Sopra, lo stabilimento della dinastia, che dal 1887 sforna una delle paste migliori del mondo (era la preferita dell’ex presi- dente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro). Oggi, l’impero De Cecco fattura circa 200 milioni di euro, circa 400 miliardi di vecchie lire, ed esporta in tutto il mondo.

C’è voluta una disgrazia enorme, abbattutasi sulla famiglia, per aprire uno squarcio nella secolare riservatezza del clan affiatato e unito, che gestisce gli affari milionari dell’azienda: la morte del giovane Filippo, appena diciottenne, uc- ciso da un colpo di pistola alla tempia la notte tra giovedì e venerdì 7 marzo. Suicidio o disgrazia? Il ragazzo era ap- passionato di armi e aveva regolare au- torizzazione alla detenzione. Sul letto della sua camera sono state trovate al- tre pistole e fucili, con tutta l’attrezzatu- ra per pulirli. Forse una sciagurata coin- cidenza, una confidenza eccessiva con la pistola ha provocato l’esplosione del colpo mortale, che ha gettato nella dis- perazione l’intero clan De Cecco. «Sono ancora incredulo», ha dichiarato lo zio, Filippo Antonio. «Era un bravissimo ra- gazzo, semplice, alla mano. Amava la vita e con l’entusiasmo riempiva la casa e la vita dei suoi genitori. Per la nostra famiglia è un gran dolore, in questo mo- mento penso soltanto a un ragazzo di 18 anni che è venuto a mancare all’af- fetto dei suoi genitori e di tutta la fami- glia». Famiglia che aveva puntato anche su di lui per costruire l’azienda del futu- ro.

Perché il passato comincia nel lon- tano 1887, quando Filippo De Cecco (trisavolo del ragazzo morto la scorsa settimana e padre di quattro figli, Ono-

frio, Adolfo, Giuseppe e Saturno) fondò la Molino e Pastificio De Cecco. Onofrio uscì dall’attività paterna subito dopo la guerra, mantenendo una partecipazione azionaria alla Molino Pescara. Gli altri si spartirono le quote nella misura del 33 per cento a testa. Districarsi nella dinastia della famiglia industriale abruzzese non è facile: tra figli, nipoti, cugini, si con-
tano decine di nomi. Oggi fra tutti primeggiano Filippo Antonio, figlio di Adolfo, leader incontrastato della ditta, suo fratello Giuseppe Adolfo (Bepi) che gestisce uno stabilimento a Ortona a Mare, Saturnino, nipote di Saturno, azionista di maggioranza e amministratore delegato della holding di famiglia (la Fara Spa) e Giuseppe Aristide, papa del giovane morto tragicamente la scorsa settimana, amministratore delegato (della De Cecco spa) che conosce uno per uno tutti i dipendenti.
Da dieci anni, la
famiglia si stava
lanciando nel jet set

Tutti i maschi di famiglia sono arrivati a occuparsi dello stabilimento dopo anni di bella vita, tra auto, donne, barche e viaggi intorno al mondo. Ricchi sfondati, ciascuno di loro ha assunto un ruolo chiave nell’azienda. La singolarità di questa famiglia sta nella negazione di qualsiasi influenza delle donne nella conduzione delle attività industriali, e a Pescara, dove vive quasi tutto il clan (altri rami sono a Genova, Milano e Roma), le signorine De Cecco sono state sempre molto corteggiate, con matrimoni talora non riusciti. Cristina, sorella di Bepi, ha sposato in seconde nozze un parrucchiere, Isabella, più riservata, un giovane e noto compositore. Francesca, sorella di Peppe Aristide, un conosciuto dentista romano.

Oggi, i due emergenti sono Saturnino e Gianfilippo. Filippo Antonio, il presidente, non ha avuto figli; Giuseppe Adolfo ha un solo ragazzo Adolfo; Giuseppe Aristide un’altra femmina, Beatrice; Giuseppe Alfredo ha due figli piccoli, Anna e Giulio. La tragica scomparsa di Filippo ha lasciato, dunque, come futuri eredi dell’impero, Giulio e Adolfo, ancora troppo giovani per occuparsi degli affari. Saturnino e Gianfilippo, detto Giangi, stanno proiettando i De Cecco nell’olimpo del jet set: dieci anni fa, le serate della moda a Roma vennero sponsorizzate dal pastificio di Fara San Martino. Saturnino, scapolo d’oro e pilota d’auto da rally, è oggi fidanzato con l’attrice Annamaria Malipiero, ex di Francesco Nuti, mentre a Giangi (Gianfilippo) è stato attribuito un flirt con Sabrina Colle, attuale compagna di Vittorio Sgarbi, abruzzese anche lei. Che però ha smentito. Non potevano mancare, ovviamente, la politica e lo sport nella vita del clan. Don Giustino De Cecco (figlio di Saturno e fratello di Renato, padre del play boy Saturnino) negli anni Settanta fu presidente della Regione Abruzzo, delle province di Pescara e Chieti e della Camera di Commercio, mentre Filippo Antonio è stato amministratore del Pescara Calcio, quando era in serie A, e attualmente è presidente della Saga, la società che gestisce l’aeroporto abruzzese. La morte violenta di Filippo ha fatto finire la famiglia sui giornali come mai era loro accaduto, interrompendo 120 anni di riservatezza.

Gennaro De Stefano
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