| Di Gennaro De Stefano, pubblicato su Visto 1994 N° 27 |
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La testimonianza di Joseph Bevilacqua, poli- ziotto americano, all’epoca dell’ultimo delitto del Mostro (1985) addetto alla vigilanza del ci- mitero Usa a Firenze, è forse la più importan- te per la pubblica accusa, che si trova a con- durre un processo indiziario: solo Bevilacqua infatti può considerarsi teste oculare. Avreb- be visto Pacciani a Scopeti, dove un’ora dopo verranno uccisi due francesi. Nella foto, il tes- timone (reso irriconoscibile per sua volontà) a confronto con l’imputato.
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E SE IL TESTIMONE
AMERICANO HA SBAGLIATO?
Dopo aver rivelato che l’imputato era sul posto dell’ultima carnefici- na, ha detto: «Seppi del delitto la mattina presto». È impossibile: i cadaveri furono scoperti alle 13,45. E allora: può ritenersi attendibile chi cade in simili contraddizioni?
di GENNARO DE STEFANO
Firenze, luglio.
E’
massiccio come i protagonisti dei ro- manzi neri americani. Alto, pesante, le mani tozze e la parlata slang, Joseph Bevilacqua il poliziotto lo faceva davvero, anche se a guardia del cimitero degli americani a Fi- renze, e nel 1985, stando alle sue parole, vide Pacciani vicino al luogo dell’ultimo omicidio del Mostro, in via degli Scopeti, un’ora prima che la carneficina avvenisse. Una testimonianza pesante che la pubblica accusa ha voluto per rendere credibile il suo castello indiziario. Ma poiché non tutto ciò che avviene nell’aula bun- ker di Santa Verdiana può essere preso per oro colato e qualche perplessità alcune testi- monianze la ingenerano, Visto si è preso la briga di verificare il racconto di Joseph Bevilac- qua, partendo proprio dal resoconto stenografi- co di quanto da lui dichiarato in aula il 6 giugno di quest’anno, e ha scoperto che...
«Io all’epoca di quell’omicidio avevo due |
A questo punto il teste viene bombardato letteralmente di do- mande sia dal pubblico ministero, Paolo Canessa, sia dagli avvoca- ti difensori di Pacciani, Rosario Bevacqua e Pietro Fioravanti. Ris- ponde a tono, spiega che si rivolse ai carabinieri di Nettuno (località vicino a Roma) nel 1990 perché s’era ricordato alcuni particolari e poi precisa su domanda di uno dei due difensori del contadino di Mercatale: «Sì, la notizia dell’omicidio dei due francesi l’ho sentita al giornale radio la mattina dopo alle sei e trenta, perché io normal- mente metto la radio a quell’ora per sentire il notiziario, perché è quella l’ora in cui io andavo a lavorare. Dopo, quando sono andato a prendere il caffè, ho visto che la strada per andare al Ponte Scope- ti, in su, era chiusa. Io ho sentito i cani che abbaiavano attorno alle undici di sera, alle due di mattina, e la notizia dell’omicidio l’ho sentita la mattina dopo.
La testimonianza di Bevilacqua era stata completata dalla de- scrizione dell’aspetto di una persona da lui vista con indosso una divisa da forestale, una persona alta circa quanto lui, e cioè un metro e ottanta-ottantadue centimetri, una persona che Joseph il poliziotto, in aula, il 6 giugno, ha detto che somigliava a Pacciani, anzi che era proprio lui, nonostante quest’ultimo sia alto un metro e sessantaquattro. Una testimonianza importante e attendibile per il p.m. tanto che Bevilacqua è proprio teste dell’accusa. Ma, scava scava, salta fuori l’incongnienza, la contraddizione e l’inciampo, l’ennesimo, nel quale chi sostiene la colpevolezza del Pacciani sembra cadere. Visto, infatti, è in grado di rivelare che almeno su un particolare importantissimo Joseph Bevilacqua non ha detto il vero e questa scoperta è nelle carte processuali che, se attenta- mente guardate, rivelano che l’omicidio dei due ragazzi francesi fu scoperto sì il 9 settembre ma non la mattina, bensì alle 13,45, e a dircelo è proprio colui che per primo trovò i cadaveri. Si chiama Luca Santucci, all’epoca aveva 19 anni, e abita a San Casciano Val di Pesa, di professione, a quel tempo, cameriere. Il ragazzo alle 18,30 del pomeriggio si reca dai carabinieri e racconta: «Verso le ore 13,45 circa di oggi 9 settembre mi sono recato in località Sco- peti, anzi località Salve Regina, per cercare funghi, mentre stavo percorrendo un ciottolino ho udito rumore di mosche dai cespugli. Mi sono affacciato per curiosare cosa c’era, quando mi sono ritro- vato davanti un cadavere, di sesso maschile, ma non ricordo bene in quanto ho preso un grosso spavento. Tornato indietro ho notato una macchina, una Golf bianca, dentro la quale vi era un passeggi-
| Il poliziotto, come dimostrano questi documenti, una strana bugia l’ha detta. Il delitto degli Scopeti fu scoperto da Luca Santucci (nell’altra pagina) alle 13,45. Eppure in aula, alle domande del difensore di Pacciani, il superiate ha spiegato (accanto) di aver saputo dell’omicidio alcune ore prima. |
Ed ecco l’atto successivo, quello che in realtà mette in moto la macchina investigativa producendo quel blocco stradale di cui parla Bevilacqua quando sostiene che la mattina, andando a prendere il caffè, vide il passaggio sul ponte degli Scopeti bloccato. È il rapporto con il quale i carabinieri fiorentini verbalizzano l’avvenuto rinvenimento con tanto di orari.
«L’anno 1985 addì 9 settembre in Firen- ze noi sottoscritti ufficiali di P.G. riferiamo alla competente autorità giudiziaria quanto segue: alle ore 14,30 di oggi venivamo informati de maresciallo Vincenzo Lodato, comandante la stazione dei CC di San Casciano Val di Pe- sa, che in uno spiazzo vicino alla strada comunale degli Scopeti, e precisamente di fronte al civico numero 124, era stata rilevata da tale Santucci Luca la presenza di un cadavere di sesso maschile in un cespuglio poco distante da una Volkswagen Golf con targa stra- niera in sosta vicino a una tenda da campeggio. Il sottufficiale si recava sul posto ed accertava la veridicità della notizia e a seguito di una sommaria ispezione notava all’interno della tenda anche il cadavere di una donna, entrambi verosimilmente uccisi dal cosid- detto “Mostro di Firenze”.
«Il luogo del delitto veniva raggiunto seguendo l’itinerario Firen- ze, Galluzzo, Tavarnuzze, strada statale Cassia, via degli Scopeti e di fronte al civico 124 notavamo una stradina in terra battuta, in salita, che percorsa per circa 30 metri portava a uno spiazzo di cento-centocinquanta metri quadrati... Constatato il rinvenimento dei due cadaveri, veniva subito delimitata la zona con fettuccia e bloccata la via degli Scopeti al traffico e ai curiosi nei due sensi di marcia».
Ora non è difficile fare due conti e notare così che tutte queste operazioni, sia pure sollecitamente avviate alle 14,30, orario in cui è stato dato l’allarme, devono per forza di cose essere durate un’oret- ta e quindi è presumibile pensare che la notizia del duplice omici- dio possa essere stata data alla stampa non prima delle 16, 16,30. Come faceva allora Joseph Bevilacqua a sapere del duplice omici- dio alle sei e trenta del mattino, visto che era impossibile che il giornale radio ne avesse parlato? Mente Bevilacqua oppure il suo ri-
Mostro di Firenze mostra lista articoli
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