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Mafia
Di Gennaro De Stefano, pubblicato su Oggi 2003 N° 40 vai alla pagina iniziale
Dopo le denunce raccolte dai giudici, Palermo si spacca a meta per don Paolo Turturro: eroe antimafia o spregevole pedofilo?
I ragazzi che proteggeva ora lo accusano di un crimine orrendo
I magistrati hanno allontanato il religioso: adesso è a Messina, in attesa dell’interrogatorio - «Tutti sanno che quelle cose sono vere», dice un ragazzo del quartiere - «Noi non ci crediamo», lo difendono molte mamme - Il sospetto della montatura per eliminare un personaggio scomodo

di GENNARO DE STEFANO
Palermo, settembre
Il ragazzino che mi fa entrare nel cortile della cooperativa sociale «Fenice», vicino alla parrocchia di Santa Lucia al Borgo Vecchio, avrà una dozzina di anni, lo sguardo sveglio e la parlantina sciolta, sia pure in dialetto stretto. Lo invito a esprimersi in italiano e lui sbotta: «Lo sanno tutti che quelle cose sono vere, lui un po’ così c’è». Lo guardo, ci sediamo sulla spalliera di una panchina, il sole scotta. «Un po’ così come?», voglio sapere. «Così», risponde Occhifurbi, e fa un gesto inequivocabile. «Lo sai per esperienza diretta?», gli chiedo. «Co’ mmia nooo!», esplode. «Che se ci provava lo facevo volare dall’altra parte del muro» dice e trasuda mascolina fierezza sicula. Il colloquio è forzatamente breve, prudente: nel Borgo Vecchio l’anno scorso furono uccisi a coltellate due ragazzi, davanti a centinaia di persone, che dissero di non aver visto niente. La chiesa sta proprio davanti al portone del carcere dell’Ucciardone, l’aria che si respira è pesante.

Possono essere vere le accuse che due bambini hanno scagliato contro padre Paolo Turturro, il prete antimafia incriminato per pedofilia? Uno choc, una cosa inconcepibile, alla quale nessuno sembra voler credere. Ma le imputazioni del sostituto procuratore della Repubblica, Alessia Sinatra, fatte proprie dal giudice per le indagini preliminari, Marcello Viola, sono da brividi.

L’ordinanza con la quale è stato disposto per Turturro il divieto di soggiorno a Palermo (il sacerdote si è trasferito a Messina in attesa dell’interrogatorio di garanzia) è sconvolgente, meticolosa e anche feroce nei riguardi del prete, descritto come un delinquente di elevata pericolosità sociale: «Le circostanze sono particolarmente indicative della non poca attitudine a delinquere e della pervicacia nel perseguire il proprio intento criminoso e dunque tali da caratterizzare la fattispecie in termini di gravità da suscitare allarme sociale e da richiedere l’adozione di specìfiche cautele processuali», spiega il magistrato, demolendo la fino a ieri incontaminata figura del sacerdote impegnato a disboscare il quartiere dalla sottocultura dell’omertà mafiosa e che, d’improvviso, si ritrova, appiccicata addosso, l’etichetta del pedofilo.

È STIMATO DA CHI COMBATTE CONTRO TUTTE LE VIOLENZE Sopra, don Paolo Turturro (al centro), con don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione antimafia «Abele», e Livia Pomodoro, presidentessa del Tribunale per i minori di Milano. Grazie alle sue battaglie contro la criminalità organizzata, don Paolo si è conquistato negli anni la stima di chi lotta contro ogni forma di violenza, compreso don Fortunato Di Noto, il sacerdote impegnato a combattere la pedofilia via Internet. A destra, una recente immagine di don Paolo Turturro circondato dai ragazzini del quartiere di Borgo Vecchio a Palermo: due di loro l’hanno accusato di abusi sessuali e i giudici l’hanno incriminato per pedofilia.

Nel cortile dove incontro Occhifurbi si avvicinano tre ragazze, una è una mamma. «Noi non ci crediamo», insorgono, «le accuse contro don Paulo sono inventate, i ragazzini sono stati sentiti senza i genitori, li hanno forzati a raccontare cose non vere. Ieri sera abbiamo partecipato alla fiaccolata di solidarietà con il prete». Il sostegno al sacerdote è pressoché unanime. Don Fortunato Di Noto, il prete dì Avola, da anni in lotta contro la pedopornografia, si schiera dalla parte del confratello: «Certi provvedimenti hanno bisogno di riflessioni approfondite da parte di chi li emette, per evitare sentenze anticipate. E il vicario del cardinale di Palermo, monsignor Di Cristina, aggiunge: «Ricordiamo che padre Turturro si prosi professa innocente e che, anche se riponiamo tutta la nostra fiducia nelle autorita giudiziarie, non è stata provato nulla».

Trecento persone hanno espresso pubblicamente il loro effetto al prete in fiaccolata notturna ma, probabilmente, né loro né gli autorevoli esponenti della Chiesa che si sono schierati a fianco di don Paulo conoscevano l’ordinanza del magistrato che, nel disporre il suo allontanamento, ha scritto: «Padre Turturro, in qualità di vero e proprio benefattore delle famiglie del quartiere e artefice di numerose iniziative in campo sociale, anche a sostegno delle istituzioni che contrastano la criminalità organizzata, è inevitabilmente, da lungo tempo, diventato personaggio di spicco, carismatico e nei cui confronti tutti i ragazzi e le respettive famiglie nutrono da sempre profondi sentimenti di ricocoscenza e rispetto, cui inevitabilmente si accompagnana una soggezone psicologica non indidfferente».

In sostanza, dice il giudice, il prete è sì quello che tutti sappiamo, un paladino della lotta a Cosa Nostra, ma proprio per questo il pericolo di inquinamento probatorio diventa più concreto: «È altissimo», scrive infatti il dottor Viola, «il rischio che le voci dei minori vengano soffocate dalle pressioni dell’indagato, del quale è indiscutibile il prestigio all’interno della comunità di quartiere».

Parole durissime che suscitano la preoccupazione del difensore di Turturro. «La descrizione che il giudice fa del mio assistito è inaccettabile», dice a Oggi l’avvocato Vincenzo Gervasi, «gli elementi raccolti sono contraddittori, i racconti delle presunte vittime degli abusi non sono né chiari né univoci. Noi stiamo lavorando sull’ipotesi che proprio l’impegno civile di padre Paolo sia all’origine delle accuse calunniose.

«Il sacerdote ha rotto certamente molti equilibri consolidati nel quartiere e questo sarà oggetto delle nostre indagini difensive. Pur esprimendo la mia stima per il sostituto Sinatra e per il gip Viola, non posso non criticare il fatto che un anno fa, quando uscì la notizia di questa indagine, chiesi che don Paolo venisse ascoltato. La mia richiesta non fu accolta. In ogni caso ho già presentato istanza di revoca della misura cautelare al Tribunale della libertà».

Storia strana e difficile: in Procura bocche cucite, anche se informalmente mi dicono che «una persona senza la notorietà del sacerdote sarebbe stata sicuramente arrestata, con lui hanno avuto la mano leggera, nonostante i racconti dei ragazzi fossero attendibili».

La brutta vicenda nasce nel 2000, nella colonia estiva di Baucina, a 15 chilometri dal capoluogo, costruita con l’aiuto degli universitari di Padova e dove ci sono una piscina, un anfiteatro e un ostello per la gioventù. Durante la vacanza, ha raccontato agli inquirenti uno dei due bambini al centro della storiaccia, il sacerdote avrebbe abusato sessualmente di lui; e i particolari, molto crudi, sono riportati nell’atto di accusa. I magistrati si sono avvalsi della consulenza di psicologi e assistenti sociali che, come scritto nell’ordinanza cautelare, hanno giurato: «Le dichiarazioni dei ragazzi coinvolti sono attendibili e non si può sostenere che, nel riferire la loro esperienza traumatica, abbiano perseguito “benefici secondari”».

«La particolarità del racconto di uno dei due minori, dove per particolarità si intende l’insieme di elementi narrativi che caratterizzano l’esposizione di un fatto realmente accaduto e lo contraddistinguono da uno inventato, porta comunque a escludere l’ipotesi di fraintendimenti o di distorte interpretazioni degli eventi».

Padre Paolo Turturro, nato a Giovinazzo in Puglia, cugino di secondo grado dell’attore John, arrivò a Palermo nel 1986 come parroco della chiesa di Santa Lucia in uno dei quartieri più degradati della città, Borgo Vecchio. Dinamico e vulcanico, il prete fondò l’associazione Dipingi la pace, attirando decine di volontari impegnati nel riscatto di un rione ad altissimo rischio. Inevitabile la divisione tra la gente: da una parte chi lo detestava, dall’altra chi lo amava visceralmente per le sue iniziative sui temi della pace, della non violenza e della lotta alla mafia. Come non ricordare che, ogni 2 novembre, il sacerdote, nella piazza davanti alla parrocchia, accende un falò delle armi giocattolo che i palermitani regalano ai loro figli, segno del rifiuto di ogni violenza? Nel 1993 ebbe anche la scorta, ma era sua abitudine seminarla e tuffarsi tra la gente senza protezione. Un sacerdote impegnato, una figura forte. Come quando rivelò di aver confessato uno degli autori della strage di Capaci. Una rivelazione che infastidì molto, perché un sacerdote è legato al segreto della confessione fino alla morte.

«La sua attività non poteva rimanere senza risposta», dicono nel quartiere. «Siringhe usate infilzate sul portone della chiesa, telefonate minatorie e uova lanciate contro la parrocchia sono state per anni l’avvertimento della mafia. La vendetta potrebbe essere arrivata puntuale con questa sporca storia di pedofilia». Speriamo sia davvero così.

Gennaro De Stefano

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