| Di Giangavino Sulas e Gennaro De Stefano, pubblicato su Oggi 2001 N° 16 |
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Il contadino di Mercatale sarebbe morto a causa del veleno e non infarto. E nel mistero fanno capolino un famoso chirurgo e sua moglie | ![]() |
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La sera del 22 gennaio del 1996 Angiolina, consorte di Pacciani, venne narcotizza- ta da una donna - Per quel- l’aggressione, che potrebbe dare una clamorosa svolta all’inchiesta, abbiamo sco- perto che è indagata Ines Zucconi, la vedova di un no- to ginecologo - I cronisti di «Oggi» l’hanno intervistata..
dagli inviati G. Sulas e G. De Stefano
Firenze, aprile
Pietro Pacciani, presunto Mostro di Firenze, non è morto d’infarto ma sareb- be stato avvelenato. Una donna, moglie di un medico illustre di San Casciano, è coinvolta nell’inchiesta sui delitti del Mostro. Queste le due clamorose novità che emergono dalla nuova inchiesta sugli omicidi compiuti sulle colline di Firenze negli anni Settanta e Ottanta.
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“NON C’ENTRO E NON SO NIENTE” Impruneta (Firenze). Maria Ines Zucconi, 65 anni parla con l’inviato di «Oggi». La donna, che è la vedova di | ![]() |
LA LETTERA CHE LO ACCUSA ERA FALSA Firenze. In alto, Pietro Pacciani, scomparso tre anni fa. Sopra, la lettera anonima arrivata nel ‘92 ai carabinieri di San Casci- | |
| un famoso medico, è stata indagata per l’aggressione alla moglie di Pacciani. Ma lei ha sempre negata e nega tutto: «Non la conosco, non sono mai stata a casa sua». A lato, lo stralcio di una lettera all’avvocato Fioravanti, nella quale Pacciani si difende chiamando in causa un misterioso medico chirurgo. | no che ha praticamente accusato il contadino di Mercatale. Oggi il perito calligrafico del Tribunale di Firenze ha stabilito che quella lettera e stata scritta dal giornalista della Rai Giovanni Spinoso (a sinistra, con gli occhiali e con la barba dietro a Pacciani). Spinoso è il marito della sorella di una delle vittime del Mostro, Pia Rontini. | |||
E invece le indagini sono ripartite freneticamente e sembrano destinate a sollevare un autentico sudario su verità inconfessabili. Un nuovo procedimento penale è stato aperto dalla Procura di Firenze.
Apparentemente sembra riguardare solo la morte di Pacciani. In realtà tende a scoperchiare l’intero pentolone dell’inchiesta. Il contadino di Mercatale, nella notte fra il 21 e il 22 febbraio 1998, non sarebbe stato stroncato da un infarto, ma avvelenato da un misterioso erborista o ucciso da mani sapienti che avrebbero diabolicamente miscelato i medicinali dei quali aveva bisogno. Assassinato per chiudergli la bocca. Qualcuno temeva che stesse per rivelare il nome del «vero mostro».
| AMICO DEL PITTORE Firenze. Qui sopra Pietro Pacciani a un’udienza del processo, insieme con il suo difensore storico, l’avvocato Pietro Fioravanti. A sinistra, il pittore svizzero Claude Flabiard, 64 anni, scomparso misteriosamente da San Casciano alla vigilia del processo per i delitti del Mostro. Adesso, nell’ambito della nuova indagine, la polizia lo vuole interrogare, perché nella sua stanza sono stati trovati una serie di dipinti che raffigurano gli orribili omicidi. |
«Viveva nel terrore di essere ucciso. Si sentiva controllato e minacciato. Questa è la nostra sensazione», sostengono Davide Cannella e Maurizio Gagliardi, investigatori privati di Lucca, che sono stati molto vicini a Pacciani negli ultimi anni.
«È morto d’infarto» ribatte il suo legale storico Pietro Fioravanti. «Ne aveva già subiti tre negli anni precedenti. E non viveva nel terrore di essere ucciso, perché era innocente e non aveva niente da temere. Aveva invece paura di morire solo e abbandonato».
Paolo Canessa, sostituto procuratore, e Michele Giuttari, dirigente della squadra Mobile, promotori dell’inchiesta, sostengono che Pacciani, Vanni e Lotti fossero «solo» gli esecutori materiali dei delitti. E che agissero su mandato di qualcuno che pagava profumatamente perché straziassero le loro vittime e lo rifornissero di orribili reperti anatomici. Insomma il Mostro non era uno solo.
Sopra di lui agiva una «cupola» di mandanti ancora sconosciuti. L’obiettivo della nuova inchiesta è scoprie chi fossero.
Da anni in questa sanguinosa vicenda aleggia come un incubo la cupa figura di un medico, alto, magro, capelli neri e lisci, occhi color fosforo. La voce popolare lo ha sempre indicato come possibile mostro. Lo stesso Pacciani parlava di questo chirurgo sia ai suoi amici Cannella e Gagliardi, sia in una lettera inviata dal carcere nel 1995 all’avvocato Fioravanti. E da almeno cinque anni su questo misterioso medico sono puntate anche le attenzioni degli inquirenti.
Perché? Perche la sera del 22 gennaio 1996, mentre Pacciani era in carcere, la moglie Angiolina ricevette una visita indesiderata. Una signora dal lunghi capelli biondi (probabilmente aveva una parrucca), avvolta in un’ampia pelliccia entrò nella casatugurio di Mercatale. Aggredì, picchiò e narcotizzò Angioina. Poi, per molte ore, mise a soqquadro la casa, rovistando dappertutto. Cosa cercava? Cosa voleva? Cosa ha portato via? Ma sopratutto chi era quella misteriosa signora bionda?
Per gli inquirenti quell’aggressione è un episodio-cardine per penetrare nei segreti del Mostro di Firenze. Quell’aggressione può essere strettamente legata agli omicidi delle coppiette. Quella signora in casa Pacciani cercava qualcosa di molto compromittente. Per chi? Si può ipotizzare per una persona a lei molto cara. Adesso Oggi è in grado di rivelare una verità sconvolgente mai venuta alla luce. Da tre anni, per l’aggressione alla moglie del contadino di Mercatale, è indagata una donna che vive all Impruneta. Si chiama Maria Ines Pietrasanta, vedova Zucconi. Era la moglie di professor Giulio Zucconi primario di ginecologia all’Ospedale di Careggi morto nel 1989 a soli 54 anni. Maria Ines Zucconi tre anni fa è stata interrogata, alla presenza del suo avvocato, dal Pubblico mistero Paolo Canessa che le ha contestato l’aggressione e l’ha iscritta nel registro degli indagati accusandola di rapina, furto e sequestro di persona.
Ma gli inquirenti come sono risaliti a questa donna? Nessuno fornisce risposte. Il riserbo è totale. È probabile che Ines Zucconi quella sera a Mercatale sia stata notata da qualcuno che la conosceva. Il marito infatti per tanti anni è stato ginecologo a San Casciano, dove faceva ambulatorio una volta la settimana, in uno studio messo a disposizione dal farmacista del paese. Quindi entrambi erano molto conosciuti nella zona.
Maria Ines Zucconi abita in una bella villa, con un ampio giardino davanti, fra Tavarnuzze e Impruneta. Oggi l’ha intervistata e le ha rivolto domande imbarazzanti. La signora Zucconi, dopo un’iniziale diffidenza, non ha esitato a rispondere, a chiarire, a respingere accuse e insinuazioni.
«Sì, lo so, è stata aperta un’inchiesta sulla morte di Pacciani. E io cosa c’entro?», ci ha detto.
«Io e mio marito non conoscevamo né Pacciani né sua moglie, non siamo mai stati a casa loro. E Angiolina non poteva essere paziente di mio marito. Quando faceva il ginecologo a San Casciano infatti mio marito era un libero professionista, aveva le sue tariffe per le visite. Non credo che Angiolina potesse pagarle. E naturalmente non sono stata io ad aggredirla, se è a questo che si vuole arrivare.
| Ma il serial killer di Firenze colpì altre cinque volte Non solo le 14 vittime. Il Mostro uccise ancora per eliminare i testimoni. Ecco la cronaca | ||
I quattordici omicidi del Mostro di Firenze hanno una macabra appendice: almeno altri cinque delitti che non hanno avuto finora né una spiegazione né tantomeno un colpevole. Pietro Pacciani, in un memoriale inviato al dottor Rodolfo Perugini, all’epoca capo della Sam (squadra antimostro), scriveva:
«Mentre io sono in carcere fuori si scatena una guerra che produce morti ammazzati sui quali nessuno indaga». Ora il sostituto procuratore della Repubblica Paolo Canessa e la squadra mobile di Firenze, dìretta da Michele Giuttari, hanno deciso di riaprire i fascicoli di questi misteriosi delitti.
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Sopra, Milva Malatesta e il figlio Mirko. A sinistra, Francesco Vinci. A destra, Anna Milva Mattei.
venne commesso un altro duplice omicidio) e il suo servo-pastore Angelo Vargiu, furono trovati carbonizzati nel baule di un’auto scaraventata in un dirupo. Francesco Vinci era di Villacidro, un paese in provincia di Cagliari. In un’armeria di questo centro fu rubata, insieme ad altre, la pistola calibro 22 usata nei delitti del Mostro. |
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Ma lei proprio per quella aggressione e stata interrogata dal dottor Canessa?
«Sì, è vero. Due o tre anni fa. Non ricordo. Mi fece le stesse vostre domande. E io ho risposto allo stesso modo. Alla presenza del mio avvocato ho ribadito al giudice che non conoscevo la moglie di Pacciani e che non ero mai stata a casa sua».
Si rende conto che indagandola per l’aggressione alla moglie di Pacciani gli inquirenti accostano lei e la figura di suo marito a quella del Mostro di Firenze?
«Questo lo dice lei. A me pare una follia. Mio marito era un primario e un docente universitario. Non capisco come la sua figura si possa accostare a quella di Pacciani. Certamente non si frequentavano. Mi pare ovvio. A meno che non si siano incontrati qualche volta nei boschi, perché mio marito aveva la passione della caccia. Con ciò non ho altro da aggiungere». Maria Ines Pietrasanta vedova Zucconi chiude il pesante cancello del giardino e rientra nella sua villa. In realtà il primo a parlare esplicitamente di un medico nell’inchiesta sul Mostro è stato il pentito Giancarlo Lotti. È lui che rivela la presenza di un mandante negli omicidi: «C’era un medico che pagava Pacciani e Vanni per avere i reperti anatomici. Io non lo conosco. L’ho visto una sola volta, una sera, in piazza, a San Casciano, mentre parlava con Vanni. Ed è stato proprio Vanni a confidarmi che era un dottore e che pagava per i nostri “lavoretti”».
Gli inquirenti quindi erano già sulle tracce di un medico e di un mandante negli omicidi, anche se Lotti è un personaggio e un pentito da prendere con le molle, perché ha parlato a rate, perché era un mezzo alcolizzato e anche perché pare sia stato sodomizzato da Pacciani.
Ma pare sia stato lo stesso Pacciani, poco prima di morire e mentre era in attesa del terzo processo, a indirizzare gli inquirenti sul possibile mandante, dicendo: «Il vero mostro non sono io». Una frase sibillina, come se lui sapesse qualcosa di più che non aveva mai rivelato.
Del resto, prima di Pacciani, altre cinque persone, tutte collegate fra loro, erano state uccise misteriosamente (vedi il box sopra). Come se il vero mostro si sentisse in pericolo e stesse eliminando tutti i testimoni.
E in questo contesto di morti misteriose e di messaggi sibillini si inserisce l’inquietante figura di un pittore svizzero-francese che scomparve improvvisamente nel maggio 1998, poche ore prima che iniziasse il processo d’Appello ai presunti complici di Pacciani.
Il pittore è Claude Flabiard, 64 anni, viveva, dipingeva e faceva mostre in una splendida villa-albergo di San Casciano, dove aveva preso in affitto due suite. Era quotato, tanto che faceva mostre a Parigi, Londra e New York. Scomparve improvvisamente, fuggendo in motocicletta e abbandonando tutto quello che aveva, compresa una roulotte con la quale, dice chi lo conosceva, tutte le sere si allontanava e faceva ritorno solo al mattino dopo. Come se andasse a dormire per i boschi.
Claude Flabiard se ne andò senza neppure pagare l’affitto. Per questo la padrona dell’hotel chiamò la polizia. Sul posto arrivò proprio il capo della squadra Mobile fiorentina Michele Giullari che fece una scoperta sconvolgente. Nelle suite del pittore trovò una serie di quadri che mostravano nudi femminili violentati, alcuni disegni erano l’impressionante raffigurazione dei delitti del Mostro: donne con il seno sfregiato e il pube squarciato. Altri dipinti avevano un chiaro sfondo erotico-sadomaso. Infine un disegno rivelatore: una ragazza con un tralcio di vite nell’organo sessuale, esattamente come nel primo delitto del Mostro (il 14 settembre 1974 al Mugello furono massacrati Pasquale Gentilcore e la fidanzata Stefania Pettini. Il maniaco infierì sul corpo della ragazza con 96 pugnalate e poi le pose un tralcio di vite fra le gambe). Michele Giuttari scoprì anche una serie di disegni che sembravano la bella copia di quelli trovati nella casa di Pacciani, come se il contadino li avesse rozzamente ricopiati. Fra questi il famoso dipinto che raffigura un toro con la testa da donna. E infatti si scoprì che il contadino di Mercatale aveva lavorato, come giardiniere, in quella villa. Quindi Pacciani e il pittore si conoscevano! Ma il colpo di scena finale fu il ritrovamento di un blocco da disegno Skizzen Brunner, della stessa marca di quello trovato in casa Pacciani e, dice l’accusa, proveniente dal camper dei giovani tedeschi uccisi a Giogoli nel 1983. Voci mai confermate sostenevano anche che il pittore fosse un assiduo frequentatore di messe nere e riti satanici officiati nei boschi di San Casciano da uno strano personaggio, il mago Salvatore Indovino, morto nel 1986, un anno dopo l’ultimo delitto del mostro. Il pentito Lotti e una prostituta sostengono che per quei macabri riti mago Indovino chiedesse reperti anatomici e che spesso fosse presente anche un medico.
Insomma una storia terribile e dificile da verificare. Ma una storia della quale gli inqerenti vogliono venire a capo, convinti che dietro di compagni di merende Pacciani, Vanni e Lotti si nasconderesse personaggi di ben altro spessore.
E intanto in questa inchiesta ha fatto il suo clamoroso ingresso anche un giornalista della Rai, Giovanni Spinoso, cronista del Tg regionale toscano che ha seguito ogni fase dell’inchiesta sul Mostro. Come è entrato nell’inchiesta? Il 22 maggio 1992 ai carabinieri di San Casciano arrivò un pacchettino anonimo. Conteneva l’asta guidamolla di una pistola calibro 22, lo stesso tipo di quella usata dal Mostro peri suoi delitti. Era avvolta in uno straccio. La lettera anonima che l’accompagnava diceva che l’asta era stata trovata in una località frequenta da Pacciani.
E subito dopo i carabinieri scoprirono proprio in casa del contadino, la parte rimanente di quello straccio che combaciava perfettamente con quella che avvolgeva l’asta guidamolla. La lettera anonima diventò la prova regina contro Pacciani. Oggi il perito calligrafico nominato dalla Procura di Firenze ha stabilito che la mano che ha scritto quella lettera è la stessa di Giovanni Spinoso: «Le identita e le analogie sono tante e di qualità così specifica che e impensabile l’intervento o l’imitazione di un altro mano», ha scritto il perito nella sua relazione ai giudici.
Il giornalista, che è il marito della sorella di Pia Rontini, una delle sette ragazze massacrate dal Mostro, respinge ogni accusa e ha predisposto una propria perizia. Non resta che aspettare. Se quella lettera è stata scritta da Giovanni Spinoso, Pacciani sarebbe scagionato. E l’inchiesta sul Mostro di Firenze completamente da rifare.
Giangavino Sulas
Gennaro De Stefano
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