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I Vescovi in Parlamento
I Vescovi in Parlamento
2007-03-30 06:29

di Gianni Rossi Barilli

da Il Manifesto del 29 marzo 2007

Alla luce della scomunica dei vescovi contro i parlamentari cattolici che se la intendano con il nemico relativista in tema di coppie di fatto, vien da chiedersi: a che scopo si è perso tutto questo tempo nell'elaborare una faticosa mediazione, se poi comunque la gerarchia cattolica avrebbe fatto saltare il banco? Il passo della Conferenza episcopale, benché atteso, colpisce per la spavalda arroganza con cui afferma il primato della chiesa sulla politica laica e avoca a sé «la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società».
Il parlamentare cattolico (Rosi Bindi, per dirne una) «ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro qualsiasi progetto di legge che possa dare un riconoscimento alle unioni gay». Il piglio da corte marziale dell'assemblea dei vescovi chiarisce l'importanza che il Vaticano annette all'Italia nel titanico tentativo ratzingeriano di riportare indietro le lancette della storia e far invertire la rotta all'Europa laica.
Questa è la linea del Piave irrinunciabile, l'ultimo grande paese del vecchio continente che rifiuti ancora, grazie all'intercessione di santa madre chiesa, di trarre alcune tra le più importanti conseguenze legislative della rivoluzione dei costumi del secondo Novecento.
Bloccare lo sviluppo civile dell'Italia lascia uno spiraglio alle speranze di rivoluzione a rovescio, mentre perdere la partita a Roma equivarrebbe a sancire che ormai il Vaticano è soltanto un atollo imprigionato da tutti i lati dal mare dell'Europa secolarizzata. Per questo i vescovi, riprendendo fedelmente le indicazioni della congregazione per la dottrina della fede elaborate da Ratzinger, alzano la voce e la posta.
In altri paesi europei un gesto del genere apparirebbe patetico e disperato. Da noi invece, il torpore e la diffusa ambiguità delle coscienze laiche lo fanno apparire come una mossa politica quasi normale. Tanto chi vuoi che si alzi a dire che la chiesa infrange gli accordi concordatari e che per dare un minimo segno di autonomia lo stato ha il dovere morale di garantire pari dignità e pari diritti ai cittadini omosessuali? Solo qualche frangia minoritaria.
L'accresciuto livello dello scontro ci dirà nelle prossime settimane e mesi se in Italia esista ancora una rappresentanza politica laica degna di questo nome. Adesso che il Vaticano ha messo sul tavolo tutte le sue carte, è auspicabile che chi sostiene un punto di vista coerente con i principi di libertà e uguaglianza faccia sentire la propria voce con meno timore di urtare la sensibilità cattolica. Se la chiesa non digerisce neppure i Dico, tanto vale battersi senza compromessi al ribasso.
In ballo ci sono il concetto di laicità dello stato, la nostra collocazione in Europa e l'aspetto che potrà avere domani la scena politica italiana, a cominciare dalla fisionomia del partito democratico. La posta in gioco è piuttosto alta. E questo è il solo punto su cui il Vaticano ha perfettamente ragione.