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la cronaca e la storia
3 settembre 2010
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Cari lettori di questo sito,
vi scriviamo a nome di nostro padre, Gennaro De Stefano, per dirvi che papà non c'è più. La malattia che lo attanagliava da 7 anni ha deciso che l'ora era giunta e che papà doveva lasciarci nel giorni dei lavoratori, il primo maggio.
Noi tre, Giangiacomo, Marco e Alessio, vogliamo ringraziarvi e salutarvi a nome di papà e dirvi che questo sito verrà aggiornato continuamente e rimarrà vivo grazie anche a tutte le persone che lo visiteranno e usufruiranno delle sue mille risorse.
Vi lasciamo con le parole di Antonella Amendola, una collega di papà ai tempi in cui lavorava all' OGGI, e sua cara amica.
Giangiacomo, Marco e Alessio

PS. chiunque di voi volesse salutare Gennaro, lo può ancora fare tramite la sua e-mail gedest@yahoo.it  grazie molte.
                                                                                 
                  
Avezzano 21 maggio 2008
Caro Gennaro,
sei stato forte, non hai mai perso la tua dignità di uomo coraggioso e la tua lucidità intellettuale di fronte al cancro che ti ha portato via e noi, oggi, davanti alle tue ceneri, per l'ultimo saluto, vogliamo essere come te uomini e donne fino in fondo, anche se l'emozione ci stringe il cuore e avremmo voglia di abbandonarci alle lacrime. Perchè te ne sei andato così presto che rimangono ancora troppe cose da dirci e ci assale la tentazione di annegare in una deriva del sentimento e ricordare solo quanto di tenero e dolce c'era nel tuo animo di ragazzo mai cresciuto, che andava alla sfida della vita con baldanza ingenua e felice.Oggi ti vogliamo somigliare, Gennaro, vogliamo essere come te un soldato che scruta l'orizzonte delle avversità senza tremare. Per dirti addio come sarebbe piaciuto a te, con un gesto affettuoso, con una promessa scherzosa: "Ciao, vado a casa. Ce vedimme dimane."

Ti abbiamo conosciuto negli anni indimenticabili trascorsi alla redazione di Oggi e sei diventato un compagno prezioso dei nostri giorni, dei nostri furori creativi. I primi tempi ci incrociavamo nella redazione di Piazza indipendenza: tu avevi la camicia aperta sul petto, il sorriso scanzonato e anche la cautela di chi teme di esser respinto, un sentimento che hai spesso manifestato nella vita e che soltanto adesso, a posteriori, ci rivela il carico di umana delusione che gravava sulle tue spalle. Noi ti guardavamo con curiosità: circolavano tante storie divertenti sulle tue scorribande nella cronaca nera. Siamo diventati amici, c'è stato uno scambio continuo di esperienze, di riflessioni che ci hanno aiutato a crescere insieme. Oggi a bocce ferme possiamo dire che tu hai dato di più: ci hai insegnato come si affrontano le condanne senza appello sempre a testa alta, sempre lottando, senza mai smettere di sperare per strappare anche un sol giorno al tempo avverso, Perchè per noi che siamo laici l'eternità è il buio vuoto e conta solo inseguire, 24 ore dopo 24 ore, il cammino della luce. Tu hai fatto buon uso di questi anni che sei riuscito a conquistare a prezzo di inenarrabili sofferenze: hai scritto i tuoi libri sul caso di Cogne (La verità e L'uomo di Cogne), la tua autobiografia, Un giornalista scomodo, hai seguito i tuoi tre figli meravigliosi, hai potuto dire un grazie con tutta l'anima a tua moglie Rosa che ti ha dato l'anima.

Questa contabilità del quotidiano, questa partita doppia del dare e avere è un altro insegnamento che ci hai lasciato, Gennaro, perchè un uomo vero, per bene, un padre, un marito si congeda sistemando ogni cosa al meglio e tu lo hai fatto con saggezza ed equità e sono sicura che i tuoi figli non solo ti amano, ma, quel che più conta, ti rispettano e nel tuo nome si rispetteranno e fraternamente si ameranno.

Lasci dietro di te amore, giustizia, intelligenza e noi vogliamo ricordarti nel lungo cammino di giornalista che mai era sazio di verità con un premio da assegnare a chi come te è senza collare, senza padroni. Ti ricorderemo, Gennaro, nella nostra professione, cercando di mantenere la tua dirittura e anche la tua umanità, perchè c'è bisogno di giornalisti vigili e dal cuore grande come te, Gennaro, in questa Italia che si affaccia sul baratro del razzismo e della xenofobia. Quante cose avresti scoperto oggi, se fossi stato ancora al volante della tua macchina nera, nella Napoli incendiata dalla camorra. Quanto abbiamo perso, quanto ha perso l'Italia Civile.
Ti abbracciamo.
Gennaro fa buon viaggio.

Antonella Amendola e i colleghi di Oggi.

Gennaro De Stefano
UN GIORNALISTA
SCOMODO
L’AUTOBIOGRAFIA DI UNO DEI PIÙ
GRANDI CRONISTI DEI NOSTRI TEMPI
Con la prefazione di Michele Prestipino
Aliberti editore
IN LIBRERIA DAL 19 MARZO
UN GIORNALISTA SCOMODO
di Gennaro De Stefano
con la prefazione di Michele Prestipino
Gennaro De Stefano è uno dei più grandi cronisti dei nostri tempi. I suoi articoli sui gialli più intricati dell’Italia del dopoguerra hanno fatto riaprire diverse indagini, destando sempre clamore. Tanto che spesso la sua vita si è intrecciata con le sue inchieste, finendone invischiata: accadde il 31 agosto del 1992, quando un poliziotto, stanco dell’unica penna che da sola stava smontando l’indagine sul presunto Mostro di Balsorano Michele Perruzza, gli fece infilare della cocaina in macchina. De Stefano passò due mesi in carcere e attese a lungo prima che il poliziotto fosse scoperto e condannato, e continuò a battersi perché la verità su Perruzza venisse a galla.

Questo libro comincia proprio da lì, dalla sua ostinatezza e dal suo arresto. E dalla memoria che torna al passato, nel buio di una cella. A rievocare i molti episodi di una vita che appassiona più di un noir di Chandler. Perché questa non è la storia di un comune cronista. È la storia davvero insolita di un uomo scomodo. Randagio e geniale, avventato e coraggioso. Ma che qui sembra il protagonista di un romanzo. Perché questo libro è anche l’affresco di un’intera generazione, quella della provincia italiana, a cavallo degli anni ’60 e ’70. De Stefano la racconta in prima persona con il disincanto di chi, venuto su in un ambiente rigido e borghese, scopre un mondo nuovo e talora ostile. Studente acceso e ribelle, conosce i grandi mutamenti politici degli anni Settanta ai quali partecipa dapprima con passione, poi con la delusione degli ideali che crollano. Ed è l’inizio di un viaggio che, mentre infuriano gli anni di piombo, lo porta confuso e stanco a lavorare all’estero, conoscendo il sudore della manovalanza italiana in Germania. Per poi tornare a far tappa qui, per cambiare e ricostruire e ricominciare senza piegare mai la schiena. Successi e frane, mestieri infiniti e sogni. Fino al rocambolesco ritorno nel mondo della stampa. E, dopo aver vissuto sulla propria pelle pregiudizi e fatica, rabbia e ambizioni, ecco che gli è maledettamente facile assorbire storie e stenderle in bella copia sui più prestigiosi giornali italiani, con scoop a ripetizione sui più noti casi di nera. Che farà anche quando la malattia lo assalirà, costringendolo ancora oggi a combattere su più fronti, con l’unico imperativo di cercare la verità. A ogni costo.

INSERITI DOCUMENTI ESCLUSIVI  SUL DELITTO MATTEOTTI

Da oggi è possibile visionare sul sito, nella sezione Archivio del Fascismo documenti esclusivi riguardanti AMERIGO DUMINI, l'uomo che, insieme a tre  complici, uccise, nel giugno del 1924, il deputato socialista GIACOMO MATTEOTTI. Si tratta di una serie di lettere indirizzate al segretario del Partito nazionale fascista Roberto Farinacci, al gerarca  Giovanni Marinelli, ispiratore del sequestro del parlamentare socialista (nella lettera esordisce: "Ho agito di mia iniziativa") e alla madre. Infine la copia olografa del "libro" di 144 pagine scritto e indirizzato a Mussolini tra il 1925 e il 1926. In quell'anno si concluse il processo a carico di Dumini e degli altri implicati nel delitto con tre assoluzioni e tre condanne (tra cui lo stesso Dumini) tutte a cinque anni, undici mesi e venti giorni per omicidio preterintenzionale . Dumini, durante il fascismo, cercò di ricattare Mussolini (il "libro" ne è una prova) e la polizia politica lo mise sotto controllo dopo averlo mandato al confino per otto anni. Nei files che pubblichiamo troverete anche una miscellanea di documenti provenienti dall'Ovra che riguardano i movimenti di Dumini tra il 1936 e il 1944. Un ulteriore arricchimento per il nostro sito che sta per toccare le 500 mila pagine visionate in poco più di un anno e che oggi vanta la cifra  record di 30 mila visitatori mensili. (17 febbraio 2008, ore 8.41)

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© Gennaro De Stefano 2005-2008.
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